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Giricoccola è la più piccola di tre sorelle. Un giorno il padre, prima di partire per un lungo viaggio lascia loro in dono per filare quel che gli hanno chiesto: oro, argento e seta.  Giricoccola è la più bella e le tre sorelle ne sono invidiose e così la più grande prende l’oro, la seconda l’argento e a Giricoccola danno la seta. Quando si mettono a filare tutte e tre alla finestra la gente ammira la bellezza della più piccola. Persino la Luna, che alla sera guardò alla finestra, dice:

Quella dell’oro è bella,

Quella dell’argento è più bella,

Ma quella della seta le vince tutte,

Buona notte, belle e brutte.

Le sorelle indispettite decidono di scambiarsi il filo, ma ogni giorno la Luna ripete lo stesso ritornello che le riempie di rabbia. La rinchiudono nel granaio.

Mentre piange sconfortata la Luna apre la finestrella con un raggio e le dice: -Vieni!- e la prende per mano e la porta via con sé.

Il pomeriggio seguente le due sorelle se ne stanno lì a filare da sole alla finestra. Di sera passa la Luna e dice:

-Quella che fila l’oro è bella,

Quella dell’argento è più bella,

Ma quella che è a casa mia le vince tutte,

Buona notte, belle e brutte.

Le sorelle non hanno pace e ricorrono a una maga per toglierla di mezzo. Vestita da zingara quella va sotto le finestre della Luna, gridando le sue mercanzie.

Giricoccola si affaccia e l’astrologa le dice: -Vuole questi begli spilloni? Glieli do per poco!-

A Giricoccola quegli spilloni piacciono talmente che fa entrare in casa la zingara:

-Aspetti, che gliene metto uno tra i capelli!- E glieli caccia in testa.

Giricoccola diventa subito una statua.

L’astrologa scappa dritto a raccontarlo alle sorelle.

Quando la Luna torna a casa dopo il suo giro intorno al mondo, trova la ragazza diventata statua e prende a dire: -Ecco! T’avevo detto di non aprire a nessuno! Meriteresti che ti lasciassi così!- Ma finisce per averne compassione e le tira via lo spillone dal capo. Giricoccola torna viva come prima e promette di non aprire mai più a nessuno.

Dopo un po’ le sorelle per curiosità si informano dalla maga se la sorella è proprio morta. La maga consulta i suoi libri magici e dice che proprio non si capacita come Giricoccola faccia ad essere di nuovo viva e sana. Torna sotto le finestre di Giricoccola con una cassetta di pettini. La ragazza, a vedere quei pettini, di nuovo non sa resistere e fa entrare  la donna in casa. Col pettine in testa ridiventa una statua! La Luna s’inquieta e gliene dice di tutti i colori. Ma dopo la perdona ancora e le toglie il pettine dalla testa e la ragazza resuscita: -Però, se succede ancora una volta, ti lascio morta!- E Giricoccola promette. Ma figuriamoci se le sorelle e la maga si rassegnano! Quella donna viene con una camicia ricamata così bella che Giricoccola vuoe provarla e appena l’indossa diventa statua.

La Luna, stavolta, non ne vuol più sapere. La vende a uno spazzacamino.

Lo spazzacamino gira le città con la bella statua legata al basto del suo asino, finché il figlio del Re la vede, ne rimane incantato e se la compra a peso d’oro. Le principesse, sue sorelle, volendo andare a una gran festa da ballo, vogliono farsi una camicia uguale a quella della statua. Mentre il fratello è fuori, entrano nella stanza con una chiave falsa per prendere la camicia. Appena sfilano la camicia, Giricoccola torna viva e sana come un pesce. Le principesse per poco non muoiono dallo spavento, ma Giricoccola le conforta e ringrazia, raccontando la sua storia. Allora la fanno nascondere dietro la porta, ad aspettare che torni il fratello. Il figlio del Re, non vedendo più la statua si dispera, ma ecco che salta fuori Giricoccola, che gli racconta tutto. Il giovane la porta subito dai suoi genitori per presentarla come sua sposa. Si celebrano subito le nozze e le sorelle di Giricoccola appena lo vengono a sapere muoiono di rabbia.

Commento di Rosanna Rutigliano

È una fiaba italiana, briosa e divertente con un ritmo narrativo vibrante di fantasia e a tratti con una graziosa cantilena, molto adatta ai bambini. Il racconto è simile alla corrente ariosa di un fresco ruscello e descrive un percorso di crescita di una fanciulla molto speciale. Il suo nome, che dà il titolo alla fiaba è preannuncio della sua impetuosità. Evoca l’ingenuità di chi si immerge con entusiasmo nella vita, cedendo alla pressione di un’energia esterna, trascurando i fattori interni. Alla fine è ridotta in pietra per rinnovare la sua coscienza e smascherare il male, che viene eliminato.  il legame con il suo principio femminile, personificato dalla Luna, le dà la forza di affrontare un difficile percorso di maturazione. Ridotta in pietra, è spinta all’interno, all’immobilità per recuperare il contatto con il suo valore autentico. Il tema è simile a quello di Cenerentola, ma qui risalta la spinta essenziale per la vita che fa acquistare più realisticamente la fiducia in sé e nel mondo.

La rivalità delle sorelle la spinge a riconoscere altri punti di vista sulla sua posizione di apparente privilegio e ad affrontare le ambivalenze di un percorso più maturo. L’eroina è mobile e briosa e alla fine acquista un migliore contatto con la sua parte istintuale.