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C’era una volta un re che aveva tre figli. Il terzo lo chiamavano il Grullo perché era il più ingenuo. Il re, vecchio e stanco, non sapendo chi fosse il migliore nel succedergli nel regno, li condusse davanti al castello. Nel gran prato, soffiò in aria tre piume e chiede loro: - Andate! Chi di voi mi porterà il tappeto più bello e più sottile, quello sarà il re! - Una piuma andò a oriente, una a occidente e la terza volò dritto poco lontano.

Un fratello andò a destra, l’altro a sinistra e al Grullo non rimase che fermarsi dove era caduta la terza piuma.  Si sedette lì non sapendo che fare. Nel mentre si accorse che proprio lì, accanto alla piuma, c’era una botola polverosa. Incuriosito si avvicinò.  Alzò la ribalta, vide che c’era una scala e scese. Giunse davanti a una porta, bussò e sentì gridare dall’interno:

                                                                      Donzella verde, mia piccoletta,

                                                                      gambetta secca,

                                                                      magra cagnetta,

                                                                      o rinsecchita, su dico a te,

                                                                      mostrami svelta fuori chi c’è.

Gli si aperse la porta e il Grullo, appena entrato, salutò gentilmente la Regina Rospo, che sedeva sul suo trono.  Lei gli chiese cosa stava cercando. Le raccontò del compito che gli aveva affidato suo padre. Allora la Regina Rospo lo rassicurò che non c’era problema. Intonò:

                                                                      Donzella verde, mia piccoletta,

                                                                      gambetta secca,

                                                                      magra cagnetta,

                                                                      o rinsecchita, su dico a te,

                                                                      prendi la scatola e portala a me.

La ranocchia svelta svelta prese la scatola e la consegnò alla Regina Rospo. Lei l’aprì e tirò fuori per il Grullo un tappeto meraviglioso, bello e sottile come nessun altro al mondo! Egli ringraziò tutto contento e risalì per far ritorno da suo padre.

Gli altri due fratelli nel frattempo non si erano dati pena per niente!  Avevano tolto dei rozzi panni ad una guardiana di pecore e li avevano portati al re.

Il re disse: - Di diritto il regno spetta al più giovane di voi! - ma gli altri figli tanto lo pregarono che il re pensò a un’altra prova: - Erediterà il regno chi mi porterà il più bell’anello! - Di nuovo li portò fuori e soffiò sulle piume  che caddero nei punti esatti della volta precedente.

Il Grullo scese dalla Regina Rospo che si fece portare lo scatolone da una sua rospina e ne tirò fuori uno splendido anello di gemme preziose. Non esisteva al mondo nulla di simile. Gli altri due invece schiodarono un anello da un timone, ridendosene del Grullo.

Arrivati alla reggia Il re disse ancora: - Il regno spetta al Grullo! -, ma tanto i due instettero anche questa volta che egli dovette concedergli una terza condizione: chi gli portava la donna più bella era l’erede! Con un soffio spinse di nuovo in aria le piume che ricaddero tutte proprio come prima.

Il Grullo scese ancora dalla Regina Rospo e le disse: - Devo portare a casa la donna più bella - E lei questa volta rispose: - Caspita! La donna più bella non è alla portata di mano, ma l’avrai! - Gli diede una carota svuotata a cui erano attaccati sei topini. Il Grullo, stranito: - Che me ne faccio? - E lei: - Non hai che da metterci dentro una delle mie rospine - Lui ne prese una a caso fra quelle che gli stavano intorno e la mise dentro la carota gialla. Subito la bestiola diventò una bellissima fanciulla; la carota diventò un cocchio e i sei topini e i sei cavalli. Egli la baciò e insieme partirono per il castello.

Gli altri due fratelli intanto avevano portato le prime due contadine che avevano trovato. Il re disse: - Il regno spetta al minore! - Ma tanto protestarono gli altri due che alla fine ottennero un’ultima prova:  il regno sarebbe toccato a quello la cui moglie avesse saputo saltare attraverso un cerchio appeso nel mezzo del salone.

Le due contadine saltarono: attraversarono il cerchio, ma erano così goffe che caddero, impigliandosi con le braccia e le gambe tozze. Poi saltò l’agile fanciulla con la destrezza di un capriolo e nessuno più ebbe da ridire. Il Grullo regnò a lungo con grande saggezza.

Commento di Rosanna Rutigliano

Il Grullo segue la direzione impressa dal destino. Entra in relazione con il principio femminile, nascosto nella profondità della terra. Nella cultura contemporanea predominano individualismo e competizione non la solidarietà. Abbiamo tutti davanti un compito speciale, come l’eroe della fiaba: riportare alla luce la funzione femminile, del sentimento. Il re, che rappresenta il modello di una coscienza ormai superato, affida però alla leggerezza della piuma, simbolo di un principio spirituale, la scelta da prendere per affrontare le prove.  L’eroe con semplicità e naturalezza sa attingere alle straordinarie risorse del femminile, anche se emarginate nella forma istintuale. Sia il Grullo, sia la sua promessa sposa, dovranno infine affrontare ciascuno distintamente la prova decisiva, che li presenta come persone capaci di una relazione matura, paritaria.

La cantilena della Regina Rospo ha un ritmo agile e gradevolissimo, che arricchisce la mente di fantasia e la rasserena.