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Un re era ficcanaso e la sera andava sotto le finestre dei sudditi per sentire se avevano qualcosa contro di lui, finché passò vicino a una casetta dove tre sorelle discorrevano fitto fitto tra loro sopra la terrazza.

La maggiore diceva -Potessi sposare il fornaio del re!  Farei pane in un giorno quanto ne mangia la corte in un anno!-

E quella di mezzo: -Io sposerei il vinaio de re” Con un bicchier di vino ubriacherei tutta la corte!-

La più piccina, che era anche la più bella,  se ne stava zitta e le  chiesero: -Chi sposeresti tu?-

Lei allora disse: -Io vorrei in sposo il Re in persona e gli farei due figli maschi di latte e di sangue coi capelli d’oro e una figlia femmina di latte e di sangue coi capelli d’oro e una stella in fronte-

L’indomani il Re le mandò a chiamare tutte e tre e chiese loro di ripetere cosa si erano dette sulla terrazza la sera prima. Quando timorose gli confessarono i loro desideri, le accontentò.

Alle sorelle maggiori scoppiò però l’invidia per la sorella minore diventata regina.

Mentre il re era partito per la guerra la giovane regina partorì un bambino di latte e di sangue coi capelli d’oro, ma subito le sorelle lo strapparono via e al suo posto misero una scimmia. Il bambino lo consegnarono a una vecchia perché lo annegasse. La vecchia mise il bambino in un canestro e lo buttò in un fiume. Lo vide un barcaiolo mente galleggiava, lo aprì e lo portò a casa col bambino per darlo a sua moglie.

Di nuovo il re partì per la guerra e la moglie aspettava il secondo maschietto e quando nacque le sorelle ci misero un cane. La vecchia buttò  il bambino di nuovo nel fiume e il barcaiolo lo raccolse perché col primo bambino dai capelli d’oro era diventato ricco a vendere le sue ciocche.

Il re era deluso, ma amava sempre la moglie e le disse: -Devo di nuovo partire per la guerra e tu aspetti un nuovo bambino: bada di darmi la bambina con la stella in fronte!-

Ma le sorelle misero al suo posto una piccola tigre e alla bimba toccò la stessa sorte dei fratelli. Al re mandarono la lettera con la falsa notizia e questa volta il re rispose: -Della mia sposa fate  quel che volete purché non la veda mai più-
La murarono dal collo in giù e le portavano un po’ di pane ed acqua ogni giorno.

Il barcaiolo era intanto diventato ricco con la vendita dei capelli d’oro dei tre fratellini e si costruì un palazzo magnifico di fronte a quello del re. I ragazzi tenevano sempre il cappello in testa e nessuno sapeva che avevano i capelli d’oro.

Un mattino presto le zie li spiavano dalla finestra e videro che si stavano pettinando l’un l’altro i capelli d’oro e cominciarono a temere che si venissero a scoprire le loro malefatte.

Il re era ignaro di tutto, ma entrò in amicizia con quei  ragazzi e li invitò al palazzo. Le zie spaventate corsero dalla vecchia che gli raccontò del cesto gettato nel fiume.

La vecchia si finse una mendicante e si mise davanti al cancello. La ragazza si stava chiedendo: -Cosa manca in questo giardino? Nulla può essere più bello-

La vecchia: -Io vedo che ci manca una cosa: l’Acqua che balla-

La bimba non si tolse più dalla mente che le mancava proprio quella cosa lì e piangeva e piangeva tanto che il maggiore dei suoi fratelli le promise di andare a prenderla. Le mise al dito un anello con una grossa pietra: -Se la pietra cambia colore è segno che son morto-

Mentre va incontra un eremita che gli chiede dove sta andando e quando glielo dice lo avverte: -Stai andando incontro alla morte! Sta’ attento: Va’ in cima alla montagna e vedrai un gran palazzo. Davanti al portone ci sono 4 giganti con le spade in mano e tu non devi passare quando loro hanno gli occhi chiusi. Passa invece quando hanno gli occhi aperti. Davanti al portone non passare se è aperto, ma solo se lo trovi chiuso devi spingere e passare. Troverai 4 leoni: quando hanno gli occhi chiusi non passare e passa invece quando hanno gli occhi aperti. Allora troverai l’Acqua che balla-

Così fece e portò alla sorella l’Acqua che balla. Nel giardino era una meraviglia di salti da una pozza all’altra e la ragazza era piena di gioia.

La vecchia ripassò: -Ora ti manca l’Albero che suona-

La ragazza ai fratelli chiede quella cosa lì e il secondo parte alla ricerca. L’eremita  gli dice: -E’ difficile, ma stai attento! Guardati sulla montagna dai giganti, dal portone, dai leoni e fai tutto come ha fatto tuo fratello. Poi trovi una porticina con sopra un paio di forbici: se le forbici sono chiuse,  non passare; se sono aperte, passa. Troverai il grande Albero che suona  e tu arrampicati e staccane il ramoscello  più in alto. Lo pianterai nel vostro giardino e metterà le radici-

Così fece e l’Albero crebbe nel loro giardino col suo canto meraviglioso e la ragazza era contenta.

La vecchia si presentò di nuovo: - Ora ti manca solo più L’Uccel bel verde e hai tutte le bellezze del mondo-

Il primo fratello partì di nuovo per farla contenta e l’eremita gli disse: -Questa volta è proprio un guaio!Tutti quelli che ci sono andati non sono mai più tornati.  Nel giardino del palazzo troverai tante statue di marmo: sono i nobili cavalieri che ti hanno preceduto. Tra gli alberi troverai centinaia di uccelli. Quello che parla è l’Uccel bel verde. Tu bada: qualsiasi cosa ti dica, non devi rispondergli!-

Il giovane andò e l’Uccel bel verde si posò sulla sua spalla: -Tu credi di potermi prendere? Ti sbagli. Sono le tue zie a mandarti a morte. Loro tengono tua madre murata viva..-

Il giovane: -Mia madre murata viva?- e subito dalle gambe fino a  tutto il corpo si irrigidì e diventò di marmo.

La sorella guardava l’anello ogni minuto e appena  vide la pietra diventare scura gridò: -Aiuto! Muore!-

Subito l’altro fratello corse alla sua ricerca e anche lui gridò all’Uccel bel verde: - Mia madre murata viva?- e diventò di marmo.

La sorella vide la pietra dell’anello diventare nera . Non si perse d’animo. Prese con sé una boccetta con l’Acqua che balla, un ramo dell’Albero che suona e partì alla ricerca.

L’eremita si raccomandò: -Quando l’Uccel bel verde parla e tu gli rispondi sei finita! Strappagli invece svelta una penna delle ali e bagnala nell’Acqua che balla e poi tocca tutte le statue-.

All’Uccel bel verde che dice: -Le tue zie se la ridono e tua madre l’hanno murata viva- la giovane  non rispose e invece prima che volasse via gli strappò una penna delle ali e la bagnò nell’Acqua che balla e la passò su tutte le statue che ripresero vita.  L’Uccel bel verde si fece mettere in gabbia e tornarono al palazzo.

Quando furono tutti seduti a pranzo a festeggiare l’Uccel bel verde dice: -Manca una!-

Si ricordarono allora della regina murata viva e il re diede ordine di liberarla e la regina sedette alla loro tavola mentre le sorelle, gialle per la paura avevano messo il veleno nelle vivande.

L’Uccel bel verde parla: -Solo quel che becco io!- e i convitati mangiano solo quello che mangia lui e si salvano.

L’Uccel bel verde racconta al re tutta la storia e il re abbraccia i suoi figli, chiede perdono alla moglie e chiede all’Uccel bel verde che fare delle cognate:-Alle cognate un pastrano di fuoco e una camicia di pece e alla vecchia, giù dalla finestra!-

E così fu fatto e tutti vissero felici e contenti.

Commento di Rosanna Rutigliano

È una fiaba toscana, tratta dalla raccolta di Italo Calvino. Corrisponde a un’esperienza interiore molto profonda di trasformazione della personalità. Si apre con l’aspirazione della minore delle tre sorelle a realizzare qualcosa di unico: sposare il Re e avere da lui dei figli molto speciali: due maschi di latte e di sangue e con i capelli d’oro e una bimba di latte e sangue con una stella in fronte. Le loro caratteristiche alludono ad una trasformazione interiore che riunisce in armonia gli opposti, indicati nel latte e nel sangue di cui son fatti e all’elemento prezioso rappresentato dall’oro e dalla stella in fronte. Non si raggiunge facilmente un tale obiettivo e il punto d’arrivo di un tale percorso, che tuttavia può sempre ricominciare aprendo nuovi sviluppi alla narrazione, è la cattura dell’Uccel Bel Verde, che ridà vita ai fratelli pietrificati. L’Uccel Bel Verde unitamente all’Acqua che balla rappresenta l’unità del Maschile e del Femminile interiori che permettono di liberarsi dalla rincorsa ai beni materiali che pietrifica l’anima.

Illustrazione di Gaia Carazzato